Servizio Pubblico

Azioni e progetti nell'azienda pubblica di servizi alla persona di Bologna

MiStra – Migrant Inclusion Strategies in European Cities

2013-2014

Il progetto MiStra (Migrant Inclusion Strategies in European Cities) nell’ambito del programma europeo Lifelong Learning Programme, con capofila il Ciofs-Fp nazionale, si pone come prosecuzione del progetto LeCim. E’ stato avviato nel marzo del 2013 e si concluderà a fine 2014.

Il servizio Nuove Povertà, ha in capo la responsabilità formale, per conto dell’Asp Poveri Vergognosi, mentre Marco Marano, in quanto esperto di progettazione europea e gestione dei progetti, segue la parte operativa.

Partner coinvolti:

CIOFS-FP (capofila – Roma/Italia), Europartners2007 (Vidin/Bulgaria), GSUB (Berlino/Germania), ZSI (Vienna/Austria), MetropolisNet (Gruppo di Interesse Economico Europeo), Ballymun (Dublino/Irlanda), Don Bosco Novérek e Reformed Mission Centre (Budapest/Ungheria), PIN (Praga/Repubblica Ceca).

Matching Seminar Vienna

 

Bologna, 10.04.2013 - Il seminario di avvio del Progetto Mistra, di cui è capofila il Ciofs di Roma, e che vede la partecipazione del Settore Inclusione Sociale e Nuove Povertà dell’Asp Poveri Vergognosi, si è svolto a Vienna nei giorni 8 e 9 aprile; il tema del progetto è lo scambio di buone prassi (progetti e politiche) sull’inclusione sociale dei migranti tra città europee.

Lo scambio avviene tra otto città, quattro che esportano le prassi e rispettivamente altre quattro che le importano. Le città “esportatrici” delle prassi sono: Dublino, Berlino, Vienna e Bologna; le “città target” che importano sono: Budapest, Praga, Taranto e la bulgara Burgas. Il Settore Inclusione Sociale e Nuove Povertà ha presentato quattro prassi. La prima legata al “Piano Straordinario” per l’inclusione delle famiglie rom attivato dall’amministrazione comunale tra il 2007 e il 2009, attraverso l’intervento della cooperativa Piccola Carovana.

La seconda prassi ha riguardato un progetto interno al Settore Inclusione Sociale e Nuove Povertà, nello specifico alle azioni riguardanti lo Sprar, quello inerente al SIARR, lo Sportello Integrazione e Autonomia per Richiedenti e Rifugiati.

La terza prassi ha riguardato un progetto regionale di emanazione UNAR, che il Settore gestisce tramite il proprio ufficio di via Castagnoli: il Nodo Antidiscriminazione, come anche la quarta prassi presentata e cioè il Microcredito alla persona, per quanto quest’ultima non necessariamente legata all’inclusione sociale dei migranti.

Le città target, dopo aver sentito le presentazioni delle prassi, da parte delle città esportatrici, a cui in verità a Bologna è stata assegnato un tempo assai residuo rispetto a quanto riservato altre città, hanno fatto le loro scelte individuando una prima ed una seconda possibilità.

Bologna è stata scelta come prima possibilità dalla città di Burgas, per il progetto Nodo Antidiscriminazione ed il sistema pubblico-privato e come seconda possibilità dalla città di Praga per il SIARR. Nell’incrocio fatto dagli organizzatori del seminario è stato deciso che Bologna fosse città esportatrice per Burgas. I meeting di esportazione delle prassi dovranno essere condotti da giugno in poi a Burgas, per spiegare in profondità il lavoro fatto sul territorio di Bologna, i suoi risultati per trovare le modalità per adattare il progetto al territorio della città bulgara.

I Workshop: non una prassi ma un metodo di lavoro

4/5 giugno 2013 Il primo workshop del Progetto Mistra, sullo scambio di prassi in merito alle politiche di inclusione sociale per i migranti tra Bologna e Burgas, città posizionata sulla costa del mar Nero bulgaro, la quarta città del paese, si è tenuto il 4 e 5 giugno.

Le prassi individuate dalla municipalità di Burgas, durante il Matching Seminar di Vienna erano relative al progetto Nodo sulla Rete Antidiscriminazione e al progetto di inclusione sociale dei cittadini rom che vide, durante l’amministrazione Cofferati, la cooperativa Piccola Carovana costruire dei progetti di accompagnamento alle famiglie che sceglievano di restare sul territorio. Il nodo problematico della città di Burgas, sui processi di inclusione sociale dei migranti, riguarda unicamente il rapporto con le popolazioni rom. Dalle questioni poste, di cui i partecipanti hanno relazionato a vari livelli, più che una prassi da esportare emergeva un bisogno non soddisfatto all’interno del sistema sociale.

Un bisogno di cui Bologna ha una tradizione ormai radicata, e che in qualche modo attraversa trasversalmente tutti i progetti e le politiche che nel capoluogo emiliano-romagnolo si trasformano in prassi: l’interazione tra pubblico e privato sociale sulla gestione del territorio. I singoli attori della città bulgara non lavorano in rete quindi diventa un “no sense” pensare ad adattare una qualsiasi esperienza progettuale di un’altra città se prima non riescono a costruire un tavolo comune dove interagire e trovare delle sintesi sulle modalità attraverso cui risolvere le problematiche di integrazione per i rom.

La nostra proposta, nella seconda giornata del workshop, è stata, quindi, quella di utilizzare il progetto Mistra per mettere a punto un “Forum permanente” tra autorità pubbliche, presidi e organizzazioni di privato sociale, per fare rete, Forum che dovrebbe mantenersi come metodo di lavoro dopo la fine del progetto.

Dunque la prassi da adottare non si identifica tanto con uno specifico progetto o intervento, ma con un metodo di lavoro, che la municipalità ovviamente deve coordinare in modo efficiente. La nostra proposta è stata accolta con entusiasmo da parte di tutti i partecipanti, dando la loro adesione a questo nuovo processo.

II Workshop: nasce il Forum permanente

 

22/24 ottobre 2013 - Il 2° workshop del progetto Mistra, è stato incentrato sulla fissazione di regole e contenuti del nascituro tavolo permanente tra pubblico e privato, per la risoluzione dei problemi legati all’inclusione della popolazione rom, circa la metà dell’intera popolazione della cintura urbana.

La costruzione del tavolo permanente diventava necessario prima ancora di qualsiasi prassi territoriale, poiché esiste tradizionalmente uno scollamento tra le istituzioni pubbliche, le scuole e quelle organizzazioni che in Italia connotiamo nei termini di privato sociale. Non solo queste tre dimensioni non riescono a dialogare tra di loro, ma, soprattutto, le organizzazioni di privato sociale, spesso, non vengono riconosciute come interlocutrici.

Esiste poi un altro scollamento tra le diverse istituzioni pubbliche cittadine, che oltre a non dialogare, spesso confondono il livello delle responsabilità. Per definire la costruzione del tavolo permanente è stato utilizzato il concetto di Forum, luogo simbolico dove il confronto tra le diverse visioni del territorio, le differenti sensibilità e le responsabilità decisionali trovano un’unica soluzione di continuità. Una volta battezzato il nome in Forum for Integration of Children of Immigrants/Minorities, sono stati fissati gli elementi fondamentali:

Attori Istituzioni pubbliche, Privato sociale, Famiglie Mission

1. Il Forum risponde all’esigenza di analizzare, nel rispetto delle diverse sensibilità, le questioni legate all’integrazione dei bambini appartenenti alle minoranze e agli immigrati, per trovare le soluzioni condivise.

2. Chiedere alle istituzioni competenti di intervenire.

3. Fare in modo che le famiglie collaborino all’obiettivo comune.

 

Funzioni

1. Analisi e dibattito sui problemi

2. Sintesi condivisa sui problemi individuati

3. Modalità operative per la risoluzione dei problemi Strumenti operativi - Mailing list - Scheda dei bisogni - Meeting periodici Tempistica Istituzionalizzazione del Forum alla fine del progetto Mistra.

 

Il passaggio successivo è stato incentrato sull’individuazione di alcuni nodi problematici con cui confrontarsi:

1. il coinvolgimento degli organi di governo centrale;

2. L’allargamento dei temi del Forum a causa dell’emergenza dei profughi siriani esplosa negli ultimi mesi;

3. lo scaricabarile degli enti istituzionali, sulle responsabilità funzionali;

4. il turn-over delle persone che si presentano al Forum senza un passaggio di consegne;

5. il rapporto con i media.

 

Sono state poi individuate delle azioni preliminari da attivare subito:

1. mappatura delle famiglie rom in stato di bisogno;

2. individuazione dei referenti istituzionali per la risoluzione dei problemi;

3. analisi sui diversi punti di osservazione degli attori, con le azioni di divergenza e convergenza.

L’ultima parte del workshop è stata dedicata ad uno dei temi centrali del territorio di Burgas, quello della mancanza di numero identificativo per molti bambini rom. Il numero di identificazione personale è obbligatorio per i cittadini bulgari, ma alcuni tra i bambini appartenenti a minoranze, a causa di vari motivi come la nascita all'estero o il disinteresse dei genitori a non avere il numero personale, ne sono privi e non possono iscriversi a scuola.

E’ scaturito che occorre costruire un rapporto d’interazione e condivisione di obiettivi tra genitori e istituzioni, attraverso circolazione di informazioni e sensibilizzazione ai problemi, senza prima aver fatto una mappatura del numero di bambini sforniti del numero, coinvolgendo direttamente le associazioni rom, attraverso un piano d’intervento strutturato.

Le prime decisioni che il Forum ha adottato:

- elezione del coordinatore del Forum;

- apertura email e pagina face book;

- convocazione di un incontro intermedio del Forum prima della chiusura del progetto Mistra in aprile;

- organizzazione di una conferenza stampa a fine progetto Mistra, per ufficializzare il Forum e promuoverlo alla cittadinanza.

BURGAS, AVAMPOSTO DELLE CONTRADDIZIONI EUROPEE

12 novembre 2013

 

Foto e testo di Marco Marano

Uno sguardo dal Mar Nero

Burgas è la terza città della Bulgaria. Si affaccia sul mar Nero, ed è molto movimentata nel periodo estivo, vista la sua bella spiaggia, sovrastata da un parco che si allunga per tutta la costa. Il minuscolo aereoporto accoglie gli stanchi viaggiatori che arrivano dall’estero, poiché i collegamenti sono poco dinamici: dall’Italia occorre fare due o tre scali a seconda della compagnia. Entrare nella realtà di questa città, porta in qualche modo ad immergersi dentro le contraddizioni di un paese che dal 2007 è entrato nell’UE, con un’organizzazione sociale scarsamente attrezzata ad affrontare le sfide del nuovo millennio, nel contesto di un’Europa che non riesce a far quadrare i costi sociali della crisi economica internazionale.

L'Italia è molto vicina

Hristo ha ventisei anni, ha studiato in Italia e lavora come insegnante in una scuola elementare. Lo incontriamo all’interno del workshop internazionale svoltosi a Burgas sullo scambio di prassi tra città europee, in relazione alle politiche di inclusione sociale, all’interno del progetto europeo Mistra: “Questa è una città dove tutto sembra fermo… Non riesco a vedere come potrebbe essere il futuro, il mio intento è quello di riuscire a tornare in Italia per lavorare… ” Hristo ha una sorella che vive a Vienna, ma l’Italia per lui rappresenta una specie di seconda casa. Le sue parole ci colpiscono, poiché fotografano i dislivelli di percezione e di realtà tra le diverse aree geografiche del continente. L’Italia, in effetti, è molto vicina ad alcuni paesi dell’ex blocco sovietico, prima che dal punto di vista geografico, da quello culturale, almeno in termini di assonanze. Però è molto lontana rispetto alle percezioni sociali, laddove viene vissuta come un eldorado dove poter ricostruire una esistenza. Del resto la generazione di Hristo, ormai da mesi, è in mobilitazione nelle piazze della capitale Sofia, come di altre città, per protestare contro un sistema di potere di tipo oligarchico, ancora più sclerotizzato di quello italiano, il che è tutto dire… Le proteste, innescate nell’estate 2013, hanno visto una grande mobilitazione, mentre i riflettori erano accesi sulle altre due grandi contestazioni popolari: Turchia e Brasile. Dopo quaranta giorni i manifestanti arrivarono a circondare il parlamento bulgaro, chiedendo le dimissioni del governo da poco rocambolescamente insediatosi. “Siete tutti corrotti! - urlava la gente - dovete dimettervi!”.

Una generazione alla ricerca di se stessa

Parlavamo di assonanze tra Italia e Bulgaria che emergono impietose se si va a guardare come nasce l’ultimo governo. Alle elezioni di maggio 2013, i due maggiori partiti, quello socialista e quello conservatore, non riescono, nessuno dei due, a raggiungere una maggioranza, visto che ambedue sono considerate dall'opinione pubblica organizzazioni oligarchiche e corrotte. Con un colpo di teatro, il presidente incaricato, il socialista Plamen Oresarski, riusciva a formare un governo con due partiti minori, tra cui quello della minoranza turca. Poi, nominava capo della sicurezza nazionale un magnate accusato di corruzione. Tutto questo nel contesto di un paese a cui non restano più neanche gli occhi per piangere. Una volta finite le ondate di protesta, sono cominciate le occupazioni nelle università, i cui artefici sono costretti a difendersi dai tentativi di screditamento da parte dei mezzi di informazione vicini al partito socialista, ma anche dai tentativi della destra di cavalcare la contestazione. La principale richiesta degli studenti è una sola: le dimissioni del governo! Il punto è che non si tratta di uno scontro politico, ma di una richiesta di cambiamento del modello di organizzazione sociale, ormai in stato comatoso. “Come si fa a vivere in questo modo? - s’interroga Hristo - Qui non ci sono speranze, non c’è lavoro, non c’è niente che si possa fare per migliorare la nostra condizione…” Ma queste parole quante volte le abbiamo sentite dai giovani italiani che scelgono di andare via dall’Italia…?

La difficile gestione del territorio

L’ambito del welfare è forse quello dove maggiormente può cogliersi l’inadeguatezza dell’organizzazione sociale bulgara, soprattutto quando è accompagnata da vuoti legislativi che diventa difficile colmare, con la sola buona volontà delle istituzioni territoriali. Sono due i casi tipo più interessanti, per ciò che concerne il tema dell’inclusione sociale. Il primo è di recentissima nascita, poiché risale a pochi mesi fa, e riguarda l’arrivo dei profughi siriani, prevalentemente donne e bambini. Non esistendo nessun tipo di legge e nessun tipo di azione governativa, come potrebbe essere lo “Sprar” in Italia, cioè il sistema di accoglienza dei rifugiati, promosso dal ministero dell’Interno, la gestione di una vera emergenza come questa diventa difficile, poiché oltre al concentramento di questa gente in luoghi, più simili ai nostri CIE che ai campi profughi classici, è impensabile pensare ad interventi di inclusione sociale. Ed è proprio questo il bisogno espresso dagli operatori di Burgas, cioè quello relativo all’assenza di iniziative ministeriali tese a facilitare l’intervento sul territorio. C’è da dire che nel caso specifico ritorna, forse in termini ancora più tragici che in Italia, l’assurdità della regola europea di Dublino, che impedisce ai richiedenti asilo di spostarsi in qualsivoglia paese, poiché costretti a rimanere nel primo stato europeo dove si arriva, e quindi dove vengono prese le impronte digitali.

Il tema acceso delle minoranze

Il secondo caso è un fenomeno antico, anzi è il tema forte di molti paesi dell’est: l’inclusione dei rom. Ora, se nel resto d’Europa molti paesi, soprattutto quelli nel bacino del mediterraneo, devono approcciarsi al fenomeno rom, le cui caratteristiche sono legate alle dinamiche del nomadismo, in Bulgaria essi sono prevalentemente stanziali. Ma la stanzialità non è certo garanzia di integrazione, anzi al contrario… Infatti, quasi metà della popolazione di Burgas è rom, ma questi sembrano cittadini fantasma, che vivono ai margini, ed è difficile comprendere per chi osserva un tal fenomeno dall’esterno, se la marginalità è cercata o prodotta da forme di discriminazione. A quello che dicono gli operatori sembra che ambedue siano le cause, ma è chiaro che a prescindere dalle percezioni dei cittadini di Burgas, il tipo di organizzazione sociale non facilita affatto l’inclusione sul territorio.La dimostrazione della situazione magmatica sta tutta in una delle problematiche che le istituzioni territoriali della città stanno cercando di approcciare, cioè quella relativo al numero identificativo dei minori. E’ una sorta di codice fiscale, che si da insieme all’atto di nascita. Il problema nasce dal fatto che i genitori rom non denunciano le nascite, quindi i bambini non possono accedere, senza numero identificativo, ai servizi scolastici. “I bambini non vengono denunciati alla nascita – osserva un’insegnante – perché nel migliore dei casi devono andare in strada a racimolare un po’ di soldi per la famiglia, mentre nel peggiore vengono venduti a famiglie più agiate. E’ un vero e proprio business!”

Le istituzioni che non si parlano

Se questa è la criticità sociale più caratterizzante del territorio di Burgas, c’è da dire che diventa difficilissimo intervenire soprattutto perché esiste tradizionalmente un grandissimo scollamento tra le istituzioni pubbliche, le scuole e quelle organizzazioni che in Italia connotiamo nei termini di privato sociale. Non solo queste tre dimensioni non riescono a dialogare tra di loro, ma, spesso, le organizzazioni di privato sociale, non vengono riconosciute come interlocutrici. Esiste poi un'altra frattura tra le diverse istituzioni pubbliche cittadine, che oltre a non dialogare, spesso confondono il livello delle responsabilità, con un tristissimo scarica barile. Abbiamo bisogno di intervenire subito su più livelli – sottolinea una direttrice scolastica – occorrono azioni concrete per non fermarsi alle discussioni teoriche… E comunque senza un cambio di passo delle istituzioni governative, con il loro coinvolgimento diretto su queste problematiche, il pericolo è che da soli, a livello cittadino, tutto sarà difficile, molto difficile…”

Study Visit a Bologna

 

La “Study Visit” a Bologna, step di sviluppo del progetto Mistra, ha visto oltre alla partecipazione dei rappresentanti della municipalità di Burgas, interessati a conoscere le prassi legate all’inclusione sociale bolognese, anche altri rappresentanti di enti pubblici e privati europei, nella fattispecie Finlandia e Repubblica Ceca.

Questo è stato possibile perché il programma Lifelon Lerning prevede che alle visite studio sullo scambio di prassi tra le città che esportano e che importano, possano partecipare anche soggetti terzi, dentro la rete europea che ha promosso il progetto, di altri paesi che ne fanno richiesta. Inoltre a seguire la delegazione vi era anche un video maker che realizzerà un docufilm sul progetto.

La due giorni di visite è stata costruita sul tema legato allo scambio di prassi tra Bologna e Burgas: come funziona la rete pubblico-privata nella gestione dei servizi e delle struttura sociali.

Per prima è stata visitata la sede dell’Asp Città di Bologna di via de Castagnogli, dove cioè vengono gestiti i servizi di microcredito, sostegno alimentare e Nodo. Sia il responsabile dell’Unità Operativa che gli operatori stessi hanno spiegato come nei singoli servizi si sviluppa il rapporto tra comparto pubblico e privato sociale. La seconda tappa ha riguardato la Casa dell’Agave, centro di accoglienza per donne vulnerabili, richiedenti e rifugiate, struttura che fa riferimento allo Sportello Protezioni Internazionali, dell’Asp Città di Bologna, e inserito nel progetto territoriale SPRAR.

Qui la responsabile del centro, ha spiegato come funziona il raccordo tra gli enti territoriali pubblici di riferimento, cioè il Comune di Bologna e l’Asp Città di Bologna, che hanno la titolarietà del progetto territoriale SPRAR, e l’Associazione MondoDonna che è l’ente che gestisce direttamente il centro. Inoltre il racconto di alcune ospiti su come hanno vissuto l’accoglienza e come vivono la speranza per il domani ha ulteriormente prodotto delle forti emozioni.

La giornata del 27 si è conclusa con una visita in via Fondazza, dove è nata la prima social street d’Italia. I promotori hanno spiegato da quali bisogni spontanei di mutuo aiuto sono partiti per costruire una rete solidale nella strada e dargli propulsione attraverso la rete informatica. E’ stata visitata la mostra dei volti di via Fondazza ed il Centro di Documentazione delle donne di via del Piombo.

Poi gli ospiti stranieri sono stati fatti interloquire con alcuni esercenti che rappresentano per la strada dei punti di riferimento. Il tema forte che è emerso durante l’interazione è stato quello di cercare di comprendere in che modo nel futuro il rapporto tra pubblico e privato, costruito negli anni con convenzioni tra cooperative e associazioni, con la nascita delle social street, possa essere ridefinito.

Questo perché da un lato vi è un forte interesse da parte della municipalità verso questo nuovo fenomeno, che rientra nella più ampia dimensione della cittadinanza attiva, dall’altro i componenti delle social street, che nel giro di pochi mesi nella sola Bologna sono diventate una quarantina, rifiutano l’idea di formalizzare strutture organizzate.

Nel secondo giorno di visita gli ospiti hanno potuto comprendere come si sviluppa nella quotidianità il rapporto tra la sede bolognese del Ciofs-Fp, la municipalità e l’Asp, per gli interventi di orientamento e tirocini aziendali per stranieri e per richiedenti e rifugiati. Il responsabile del Ciofs per la progettazione su Bologna, in compagnia di un giovane utente proveniente dall’Africa sub sahariana, ha raccontato i punti di forza del sistema. La tappa finale del percorso è stato il Centro comunale interculturale Zonarelli, all’interno del quale il responsabile ha spiegato come le associazioni dei paesi migranti vivono e partecipano alle attività del centro.

Il programma

27.02.2014

ORE 09,30 – Partenza dall’albergo (a piedi)

ORE 10,00 – Incontro con gli operatori del Nodo Antidiscriminazione (via De Castagnoli, 10)

ORE 12,00 – Visita alla Casa dell’Agave, Centro di accoglienza sprar per donne vulnerabili (via S. Leonardo, 26)

ORE 15,30 Visita presso la social street di via Fondazza – Incontro presso il “Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne di Bologna” (via del Piombo, 5); Incontro con le botteghe che hanno aderito al progetto; Mostra fotografica della social street.

28.02.2014

ORE 09,30 – Partenza dall’albergo (in auto)

ORE 10,00 – Visita presso il Ciofs-Fp di Bologna (Via Jacopo della Quercia, 4)

ORE 11,30 – Visita presso il Centro Zonarelli (Via Giovanni Antonio Sacco, 14)

ORE 13,30 – Pranzo magrebino presso il Centro Zonarelli

La conclusione del progetto

Il progetto Mistra avrà le due fasi conclusive in aprile e settembre 2014. La prima data è riferita all’ultimo workshop di Burgas, all’interno del quale verrà dato il feedback da parte degli organizzatori del Forum for Integration of Children of Immigrants/Minorities, sulle modalità organizzative approntate e sul programma futuro di attività in seguito alla fine progetto. L’altra data si riferisce al seminario di chiusura dove verranno descritti i risultati di tutti e quattro gli scambi di prassi.