Servizio Pubblico

Azioni e progetti nell'azienda pubblica di servizi alla persona di Bologna

Come comunicare lo Sprar

 

L'altro incarico che mi venne affidato nel 2018 da Annalisa Faccini e che portai a termine dopo laseconda metà del 2019, fu quello di diventare il referente per il servizio del tavolo della rete Sprar comunicazione. 

Il tavolo era composto dalle realtà cooperative che ognuna nel loro specifico svolgevano funzioni di comunicazione. La strategia che proposi al tavolo e che Annalisa approvò entusiasta fu quella di smettere il racconto tragico del rifugiato, ma ribaltare il piano narratologico e raccontare l storie positive di integrazione sul territorio. Perchè poi quella era da noi la vera ricchezza.

Una ricchezza anche organizzativa che il modello di Annalisa aveva fatto diventare una eccezione.

Il centro della strategia ruotava intorno al sito della rete Sprar metroplitana di Bologna che si chiamava e si chiama ancora Bologna Cares.

 

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Perché la gente lascia il proprio Paese? Come è organizzata l’accoglienza in Italia e a Bologna? Cosa cambia con il decreto sicurezza? Ne abbiamo parlato con Marco Marano del Servizio Protezioni Internazionali (ASP Città di Bologna).

Che cosa è il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR)? Come è organizzato il sistema di accoglienza in Italia?

Con le recenti trasformazioni legislative, relative ai “decreti sicurezza”, il sistema di accoglienza italiano, promosso dall’Anci e dal Ministero dell’Interno, ha assunto la nuova denominazione in “Siproimi” (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati).

La dimensione organizzativa del sistema di accoglienza vede per ogni territorio un sistema di rete tra ente pubblico e terzo settore: il primo ha la titolarità del progetto territoriale, mentre ai secondi è delegata la gestione diretta dell’accoglienza: residenza, accompagnamento socio-sanitario e legale, azioni di formazione/lavoro, apprendimento linguistico.

Spesso i media non parlano dei motivi che spingono le persone a lasciare il proprio Paese. Quali sono le cause principali per cui le persone decidono di partire e cercare rifugio in Italia e in Europa?

Le cause riguardano l’instabilità delle aree regionali interessate dai processi migratori. Se volessimo rappresentare in modo sintetico le diverse instabilità regionali, potremmo individuare tre dimensioni geopolitiche che si propongono come chiavi di lettura.

La prima è la rappresentazione delle instabilità dell’area europea simboleggiata dalla guerra in Ucraina, dove la questione del Dombass ha posto in essere un tipico processo migratorio legato ad uno scontro bellico. Ma a livello europeo c’è un’altra realtà sui generis che racconta un’altra storia: l’Albania.

Da qui partono prevalentemente minori; parliamo di un paese in cui non esistono garanzie sociali e lavorative per le nuove generazioni e al tempo stesso convivono regole sociali pre-moderne (Kanun) che influenzano profondamente queste giovani vite.

La seconda rappresentazione la possiamo trovare in Libia, e non tanto per quello che sta accadendo tra i due leader protagonisti della guerra civile, ma per la composizione dei detenuti nei lager gestiti dal governo ufficiale.

Lì sono prevalentemente presenti cittadini eritrei, somali e sudanesi. Tutti e tre i rispettivi paesi del corno d’Africa, sono strutturati o da governi dittatoriali e violenti, soprattutto nei confronti delle donne, oppure da situazioni dove non esistono neanche governi certi, poiché come nel caso specifico della Somalia, il controllo del territorio è in mano ai clan jihadisti che fanno man bassa delle popolazioni civili.

La terza rappresentazione è legata al Medio Oriente. In tal senso la guerra siriana ne è la massima rappresentazione, poiché negli anni della guerra è stato espresso tutto il possibile repertorio di crudeltà che uno scontro bellico può esprimere, soprattutto contro la popolazione inerme.

La guerra in Siria è forse la dimensione che meglio racconta il nostro tempo storico poiché nel 2015, quando le fughe verso l’Europa raggiunsero altissimi livelli numerici, questo ha creato le spaccature sociali e geo-politiche che tutti conosciamo.

Quali sono le novità introdotte dal Decreto Sicurezza? Che cambiamenti apporta al sistema dell’accoglienza? Quale crede sarà l’impatto di questo decreto?

I cambiamenti sostanziali possono essere decodificati dal rapporto tra i due acronimi che si sono succeduti. Lo Sprar era il sistema di Protezione per Richiedenti e Rifugiati. Il Siproimi si dedica invece a chi ha già ricevuto la protezione internazionale, escludendo quindi i richiedenti. Inoltre investe la maggior parte delle proprie risorse sui minori stranieri non accompagnati. In un certo senso sono state segmentate alcune specifiche categorie: vittime di violenza o tratta, vittime di violenza domestica, motivi di salute, vittime di sfruttamento lavorativo, calamità, atti di particolare valore civile.

Il Decreto sicurezza è stato giudicato per molti aspetti incostituzionale o contrario al diritto internazionale. Quali sono i punti più discutibili di questo decreto?

Quello che possiamo segnalare in breve, rispetto a questo tema sono alcuni articoli della Costituzione italiana che sembrano configgere con la legislazione vigente. L’art. 10 è l’esempio più usato dai giuristi:

“L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.”

Naturalmente quando parliamo di diritto internazionale ci riferiamo alla Convenzione di Ginevra del 1951, che certifica l’obbligo dei paesi firmatari di dare rifugio a chiunque fugga da situazioni in cui l’incolumità fisica è messa in pericolo.

Nonostante tutto, ci sono molte storie positive di accoglienza e integrazione. Ci può fare qualche esempio?

Nel passato triennio di programmazione dello sprar/siproimi abbiamo voluto fare un fitta attività di comunicazione all’interno del nostro sito Bologna cares. E’ proprio lì che abbiamo potuto raccontare le storie di decine di persone che in modo positivo sono riusciti a raggiungere una piena autonomia dal punto di vista lavorativo, sociale e abitativo. Dai mestieri artigianali alle attività sportive, dalla musica alla ristorazione, dalle attività performative all’abbigliamento. Questo a dimostrazione del fatto che quando un modello funziona, e il modello Bologna ha funzionato bene, l’integrazione è fisiologica.

20 giugno 2018: Giornata del rifugiato

Marzo 2019: Tre giorni del welfare a Bologna

20 giugno 2019: Giornata del rifugiato

QUANDO: il 20/06/2019 - dalle 17:30 alle 23:30

DOVE: Bologna, Parco della Montagnola, via Irnerio 2/3

da VolaBo

Giovedì 20 giugno è la 18^ Giornata mondiale del rifugiato, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 4 dicembre 2000 con la Risoluzione 55/76 e celebrata per la prima volta nel 2001, in occasione del 50° anniversario della Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati.

La Giornata ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e la cittadinanza su cosa significhi fuggire da guerre e persecuzioni, lasciando tutto, alla ricerca di una speranza di vita e, d’altra parte, intende tenere alta l’attenzione dei governi mondiali su prevenzione, risoluzione dei conflitti, strategie diplomatiche di pace, politiche di salvataggio e di accoglienza, affinché al primo posto venga posto l’interesse dell’essere umano e dei suoi diritti universali.

I dati aggiornati al 31 dicembre 2017 e pubblicati sul sito dell’UNHCR raccontano che al mondo ci sono 68.5 milioni migranti forzati, tra cui 25.4 milioni sono rifugiati, 40 milioni sono sfollati interni, 3.1 milioni sono richiedenti asilo.

Metà dei rifugiati sono bambini; 1 persona su 110 è un rifugiato o sfollato; 1 persona ogni 2 secondi è costretta ad abbandonare la propria casa a causa di conflitti o persecuzioni.

E la situazione attuale, con i conflitti nuovi o ancora in corso non accenna a migliorare. In questa epoca, in cui crescono le false notizie che alimentano percezioni distorte del fenomeno migratorio, rabbia sociale e xenofobia, si rende ancora più necessario intensificare gli sforzi per informare correttamente, comprendere l’importanza di costruire comunità accoglienti che sappiano contribuire alla pace e alla sicurezza di tutti, anche dei rifugiati che ne sono parte.

BolognaCares pubblica il programma dei tanti eventi cittadini che in questi giorni focalizzano l’attenzione sul tema dei rifugiati, della tutela dei loro diritti, della necessità di creare opportunità perché possano diventare a tutti gli effetti parte integrante del tessuto sociale della comunità a cui hanno chiesto protezione.

In particolare quest’anno sarà il Parco della Montagnola a ospitare le celebrazioni del 20 giugno, con una serata di socializzazione e di festa organizzata da ASP Città di Bologna in collaborazione con tutti gli enti gestori dell’accoglienza, Caritas e ARCI Bologna.

Programma

 

Alle 17 apertura degli stand di prodotti artistici e culturali, laboratori di danza e musica aperti a tutti e gratuiti

Alle 17.30 diretta sulle frequenze di Radio Città del Capo voci e anticipazioni all’interno del programma Radio Bologna Cares

Alle 18 esibizione dei bimbi dell’Orchestra Senza Spine junior e a seguire Benkelema, gruppo rap formato da alcuni ragazzi accolti in strutture per Minori Stranieri Non Accompagnati

Alle 20 spettacolo di teatro, danza e musica africana “Senza Sankara” della compagnia teatrale Piccoli Idilli. “Senza Sankara” è uno spettacolo originale, intenso e appassionato, adatto a ogni tipo di pubblico, ricco di spunti originali e poetici. Racconta i drammi dei nostri giorni dal punto di vista, stranamente insolito, dei più deboli, e chiede ai linguaggi delle culture africane di accompagnarci nel racconto di un tentativo di sovvertimento e ribaltamento di tutti gli ordini mondiali, passati, presenti e futuri.

Alle 21.30 concerto di James Senese Napoli Centrale.

Performance

 

A due anni dal bellissimo “’O Sanghe ” (vincitore della Targa Tenco nel 2017 nella sezione album in dialetto), e dopo oltre 200 concerti che in altrettanto tempo lo ha portato a girare l’Italia e l’Europa, l’instancabile artista partenopeo pubblica il doppio cd live

“ASPETTANNO ‘O TIEMPO”. Il disco è stato registrato durante il tour invernale 2017, e contiene tutti i suoi grandi successi oltre due inediti – lo strumentale “Route 66” e “‘LL’AMERICA”, quest’ultimo scritto da Edoardo Bennato per James, e una rilettura di “Manha de Carnaval” di Astrud Gilberto e Herb Otha, qui intitolata “Dint’ ‘o core”. E’ il disco che consacra James Senese come uno dei più grandi musicisti italiani degli ultimi 50 anni.

Ad aprire il concerto di James Senese Napoli Centrale sarà Jhonny Marsiglia, rapper italiano classe ’86 nato a Palermo da padre palermitano e madre capoverdiana. Tra il 2009/2010 prende vita “Sentire non è ascoltare”, il nuovo disco di Johnny che nel frattempo ha cambiato lo pseudonimo in Johnny Marsiglia. Oltre a vantare collaborazioni del calibro di artisti come Ensi, Rayden e Fid Mella, consacra il suo nome tra i migliori rapper d’Italia.

Per informazioni: marco.marano@aspbologna.it | www.bolognacares.it

Giornata del rifugiato a Bologna: un grande raduno popolare

 

Testo e foto di Marco Marano

 

E’ stato un grande raduno popolare, quello svoltosi giovedì 20 giugno nel parco della Montagnola a Bologna: si festeggiava la giornata internazionale del rifugiato, istituita dalle Nazioni Unite.

L’evento, promosso dall’Asp Città di Bologna, organizzato dall’Arci in collaborazione con Caritas, ha visto l’intervento di tutto il terzo settore, in prima linea sulla gestione dell’accoglienza nel progetto territoriale Sprar/Siproimi.

IL POMERIGGIO

Già alle cinque del pomeriggio era attivo il mercato multietnico, con i suoi mille colori che si alternavano tra stoffe e tessuti, strumenti tradizionali. E poi ancora manufatti in pelle, sandali, borse, collane… Nel frattanto varie comunità nazionali, insieme ai gruppi del terzo settore, formavano i loro banchetti per offrire prodotti tipici, magliette, ma anche informazioni. Come la postazione di “Io accolgo”, il progetto rappresentato dalle mantelline ipodermiche, che poi in serata, allo spegnersi del sole, sono state indossate da decine e decine di giovani, per ricordare quei 70,8 milioni di persone in fuga in tutto il mondo. Un numero che è doppio rispetto a 20 anni fa e con 2 milioni e mezzo in più rispetto all’anno passato.

Una diversa chiave di lettura

 

Una diversa chiave di lettura del mondo è andata in scena in Montagnola: richiedenti e rifugiati insieme agli operatori dell’accoglienza, i quali durante la serata hanno manifestato la loro preoccupazione per i tagli dei posti di lavoro prodotti dalla nuova legislazione. E poi associazioni, volontari e tanti cittadini che hanno voluto vivere questa festa comunitaria…

GLI EVENTI

Alle 18 è iniziato un percorso di suoni, musica e voci, in un unico flusso, che non ha smesso di fermarsi fino a notte. Mentre si effettuavano i soundcheck nei due palchi, iniziavano a eseguire i loro brani i bambini dell'Orchestra Senza Spine:un’associazione nata qualche anno fa, all’insegna dell’inclusione, che conta già oltre 450 musicisti under 35.

Poi è stata la volta del rap di Benkelemaun gruppo formato da ragazzi accolti in strutture per minori stranieri non accompagnati che da oltre un anno scrive e interpreta brani che raccontano le storie di immigrazione e il cammino dell'integrazione. All’imbrunire, mentre il parco si riempiva, iniziava la rappresentazione teatrale "Senza Sankara", messo in scena dalla compagnia “Piccoli Idilli”: poetico nella dimensione dell’isolamento e della fragilità legata ai processi migratori.

In attesa del clou della serata, saliva sul palco centrale Johnny Marsiglia, rapper italiano, nato a Palermo da padre siciliano e madre capoverdiana. E’ stato lui a riscaldare gli animi in attesa che arrivasse la star della serata. Così, intorno alle 22, saliva sul palco James Senese con i Napoli centrale, mitici personaggi della musica partenopea che in Montagnola sono riusciti a mettere insieme i sorrisi e i salti di almeno due generazioni.

Quel mito giovanile