Servizio Pubblico

Azioni e progetti nell'azienda pubblica di servizi alla persona di Bologna

Dentro l'officina sociale

 

 

Nel 2009 presero avvio le attività dello Sportello Protezione Internazionale, nella periferia della città, a Borgo Panigale. L'eredità del Comune di Bologna che aveva fino a quel momento gestito il Servizio immigrati, doveva essere in qualche modo ridefinita secondo i canoni organizzativi dell'Asp.

Era una ripartenza. Era un momento di avvio. Era sicuramente una nuova scommessa per Bologna.

Per mio conto, il contributo che cercai di portare, fu quello di mettere a disposizione il mio know how di progettista per costruire interventi nuovi e adeguati al momento strorico.

Furono tre i punti della mia analisi di contesto su cui definire un "cambiamento"...

Per tutte a monte, vi era la necessità di creare un sistema informativo su varie scale di grandezza, che facesse da "serbatoio di conoscenza".

Dal punto di vista geo-politico per la ricostruzione delle storie dei richiedenti e rifugiati. Dal punto di vista socio-demografico, per comprendere il reale peso della dimensione relativa alle protezioni internazionali. Dal punto di vista dello sviluppo locale, per promuovere quella "responsabilità sociale d'impresa, che nel 2008/09, all'inizio della crisi economica cioè, sembrava una parola d'ordine importante.

Così, da queste analisi di contesto, tutte le attività a seguire, dentro lo Sportello Protezione Internazionale, furono una sorta di "lavori da officina", di costruzione e decostruzione di processi che andavano attivati, poichè i dati parlavano chiaramente sui bisogni legati alla dimensione pubblica.

Del resto come diceva il responsabile dello Sportello Protezione Internazionale, il mio fraterno amico Antonio Maura, la sensazione di sentire e vedere il fiume ci dava un senso di marginalizzazione tale da farci sentire sulla Cajenna... Eravamo, insomma, una vera e propria officina sociale...

In realtà il termine "Officina sociale" l'avevo coniato per un progetto d'uso del capannone proprio davanti alla sede in via del Milliario. Uno spazio che, nel progetto del 2008, elaborato con il Ciofs di Bologna,  avevamo destinato a delle attività di formazione-lavoro di tipo artigianale.

Questo perché in un primo momento, subito dopo la formalizzazione giuridica dell'Asp, si parlava che via del Milliario sarebbe dovuta diventare il "Distretto sociale" di Bologna...

Quindi, a maggior ragione, anche se il progetto rimase sulla carta, quel luogo era comunque assimilabile ad una officina sociale.

“SERVIZIO IMMIGRATI – SPORTELLO PROTREZIONE INTERNAZIONALE BOLOGNA” 2009

 

I servizi di accoglienza erogati dallo Sportello di protezione internazionale, interni al progetto SPRAR, possono essere codificati lungo i due percorsi che coinvolgono i richiedenti:

1. Percorso procedurale

2. Percorso d’integrazione sociale Il primo viene gestito unicamente dagli operatori dello sportello, i quali si interfacciano sul territorio con gli enti pubblici, per l’attivazione di procedure e servizi.

Per ciò che concerne lo status giuridico della persona e l’accoglimento della domanda di asilo, le istituzioni di riferimento sono la Prefettura e la Questura. Mentre per tutto ciò che riguarda i bisogni fondamentali, gli enti di riferimento sono quartieri, azienda trasporti, asl e strutture sanitarie. Il secondo percorso, invece, viene attivato in collaborazione con un ente gestore per l’accoglienza abitativa ed altri partner operativi per quel che riguarda l’apprendimento linguistico, la formazione e il lavoro.

 

Tipologia dei servizi nel percorso procedurale

Accoglienza abitativa

L’accoglienza abitativa relativa agli utenti inseriti nel progetto Sprar, si svolge all’interno delle due strutture di cui l’Associazione Il Mosaico della Solidarietà è l’ente gestore: Centro di S. Donato, Centro Santa Francesca Cabrini.

Assistenza sanitaria

Il sistema di assistenza sanitaria garantita ai beneficiari del progetto è costruito su vari piani di intervento:

- Prima assistenza in emergenza Sono due gli ambulatori che si occupano di coprire questa fase: Sokos e Biavati. I criteri di accesso sono aperti, i beneficiari sono richiedenti che non hanno formalizzato la domanda e ottenuto la ricevuta del pds.

- I beneficiari del progetto I richiedenti asilo usufruiscono dell’iscrizione S.S.N. (con esonero pagamento ticket) per la scelta del medico o del pediatra di base, e per tutti gli interventi sanitari necessari. All’interno del progetto sono garantiti spese per farmaci, materiale sanitario e cure terapiche.

- Centri di Salute Mentale Attraverso la collaborazione con i Centri distrettuali comunali, vengono assicurati servizi diagnostici per le forme di disagio psichico e psicologico.

Erogazione contributi in denaro

Erogazioni mensili - Pocket money di 30,00 €;

- contributo vitto in denaro di 50 € (per spese extravitto) + 150 € (per spese di vitto), contributo che viene poi modulato, con detrazioni, in base ad eventuali altre fonti reddito provenienti da contratto di lavoro, borse lavoro o stage formativi;

- abbonamento mensile ai mezzi pubblici.

Consulenza giuridico-legale

La consulenza giuridico legale viene svolta all’interno dello stesso sportello di protezione internazionale, e attiene a tutte quelle controversie legali relative allo status giuridico dei beneficiari. Controversie che prioritariamente si verificano nelle fasi di erodac e di ricorso per diniego.

Preparazione dell’intervista in Commissione giudicatrice

La preparazione dell’intervista in commissione viene organizzata attraverso due fasi.

La prima riguarda un’attività di back office informativo, attraverso la messa in atto di un centro di documentazione sui paesi d’origine, che monitora la situazione attraverso fonti specializzate. La fase di vera e propria preparazione dell’utente avviene in più riprese. Innanzitutto facendo estrema chiarezza sulla storia della persona, individuando poi gli elementi fondamentali della fuga, che rispondono ai criteri su cui viene concessa la protezione internazionale.

Iscrizione ed assistenza dei minori a scuola

L’iscrizione alle scuole dell’obbligo nel territorio di domicilio è soggetto, quando i bambini vengono iscritti ad anno scolastico già avviato, alle disponibilità di posti nelle strutture scolastiche, e quindi può variare da due a tre mesi. Esiste un progetto di sostegno di cui le scuole possono usufruire, attraverso insegnanti di sostegno, servizi di mediazione culturale del Comune.

 

Tipologia dei servizi nel percorso d’integrazione sociale

Apprendimento linguistico

L’apprendimento linguistico viene attivato su vari livelli. Per ciò che concerne i richiedenti non Sprar, gli operatori dello sportello di protezione internazionale indirizzano gli utenti presso corsi gratuiti organizzati da organizzazioni sociali presenti sul territorio.

Per gli utenti Sprar vengono organizzati corsi di alfabetizzazione linguistica nelle strutture di accoglienza di cui è titolare l’ente gestore “Il Mosaico di Solidarietà”. Formazione Sono state avviate attività di collaborazione con due enti di formazione e orientamento: Il CIOFS e il CSAPSA.

Queste collaborazioni sono legate ad una visione strategica di breve e medio periodo, prodotta da un’analisi di mercato da un lato e da un analisi dei bisogni dall’altra. Sulla strategia di breve periodo sono stati avviati, attraverso bandi pubblici, percorsi personalizzati di inserimento lavorativo, ove è prevista una indennità di frequenza di stage e assicurazioni a carico degli enti.

Lavoro Il sistema della “Borsa-Lavoro” costituisce l’asse portante dei processi di inserimento lavorativo che il progetto Sprar ha al suo interno. L’obiettivo è quello di costruire percorsi, di non oltre tre mesi, che possano fare da vettore alla logica dell’integrazione sociale intesa in senso ampio.

La Borsa-Lavoro, infatti, intende incidere su vari aspetti del processo d’integrazione: ù

1. Mettere in atto competenze e abilità, finalizzate alla costruzione di una identità personale/sociale quanto più in linea con le esigenze stesse della persona.

2. Avviare un percorso che possa far assimilare modalità comunicative, regole di mercato, norme sociali che hanno bisogno di fasi di elaborazione personale.

3. Innescare un meccanismo di mercato che possa fare da vettore, se le variabili in campo confluiscono in un'unica soluzione di continuità, cioè la persona dimostra buone capacità e l’azienda ha bisogno di personale, all’inserimento lavorativo regolare.

Nel caso di attivazioni di Borse Lavoro i beneficiari usufruiscono di un compenso di € 516,00 mensili (se attività a tempo pieno, riparametrate in caso di orario inferiore) ed i costi assicurativi sono a carico del Comune.

Progetti sperimentali

Sul versante delle strategie di medio e lungo periodo è stato attivato un progetto sperimentale denominato SIAR, Sportello Integrazione e Autonomia per Rifugiati, finanziato attraverso i fondi residui del FAI. In tal senso i target di riferimento non riguardano soltanto i titolari di protezione internazionale e i richiedenti interni al progetto Sprar, ma anche tutti quegli utenti in attesa di entrare nel progetto Sprar come anche tutti quegli utenti usciti fuori dal progetto Sprar, che sono sul territorio e non sono riusciti ad arrivare ad una vera integrazione e autonomia.

I bisogni a cui il progetto dello sportello vuole rispondere è quello di razionalizzare le informazioni e acquisirne di nuove all’interno di format omogenei, al fine di evitare la dispersione delle stesse, su cui poter costruire un modello d’intervento efficiente teso alla vera integrazione scoio-lavorativa dei beneficiari.

Infatti non è possibile creare efficaci interventi sulla persona senza costruire un retroscena informativo omogeneo e sistemico, che permetta, da un lato di avere il controllo del mercato e dall’altro un permanente monitoraggio sull’andamento del progetto personale. Solo così è possibile poter raggiungere, nell’arco di sei otto mesi, un efficiente tasso di riuscita dei progetti personali.

Attravero il SIAR si vuole quindi a razionalizzare le risorse legate al percorso d’integrazione sociale, creando un unico contenitore tra apprendimento linguistico, formazione e lavoro.

La sintesi tra le tre aree d’intervento viene creata attraverso due piani operativi:

1. Costruzione del profilo identitario

2. Attivazione della Responsabilità Sociale d’Impresa

Costruzione del profilo identitario

In questa logica si è iniziato a lavorare sull’incrocio tra “Bilancio delle competenze professionali/lavorative” e “Bilancio delle competenze linguistiche”, poiché spesso il vero e proprio gap da recuperare sta nel fatto che esistono sia effettivamente che potenzialmente delle competenze/abilità ma che difficilmente possono essere, in tempi brevi, messe in campo.

Attivazione della Responsabilità Sociale d’Impresa

La possibilità di allinearsi alle politiche europee, nell’ambito della coesione sociale, può essere percorsa mediante il tema della Responsabilità sociale d’impresa, individuando due obiettivi specifici:

• modellizzare percorsi di inclusione sociale centrati su flessibilità, raccordo col sistema aziendale, tutoraggio, orientamento, recupero delle competenze di base;

• Sperimentare i percorsi personalizzati di accompagnamento al lavoro in raccordo con le reti territoriali locali.

Progetto in favore delle categorie vulnerabili

Attraverso il finanziamento “Otto per mille Irpef” è stata creata la “Casa dell’Agave”, destinata a donne richiedenti rifugio: in stato di gravidanza, con figli minori, che abbiano subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale. L’ente gestore del progetto è l’Associazione Mondo Donna, e la struttura può accogliere un massimo di dieci persone.

Il labroratorio delle prassi

 

E' dentro questa officina sociale che nasceva nel 2009 il Laboratorio delle prassi, un luogo dove progettare e sperimentare nuove prassi legate al tema dell'autonomia dei rifugiati. Questa attività, che porterà alla nascita del primo Siar, approfondito in un'altra pagina del blog, fu nominata come buona prassi a livello nazionale dal Servizio Centrale dello Sprar.

Lo sviluppo locale per promuovere la responsabilità sociale d'impresa

 

Settembre 2009

Per una mission territoriale

Le trasformazioni della morfologia sociale prodotta dai flussi migratori, impone l’articolazione di una rete di servizi che sia efficace dal punto di vista dell’incrocio tra domanda e offerta di lavoro.

Il target dei richiedenti asilo e rifugiati è uno di quelli tra i più sensibili poiché i meccanismi di integrazione, sul territorio bolognese, sono ancora deboli.  Per attivare interventi efficaci sulla persona occorre un repertorio informativo omogeneo e sistemico, che permetta sia il controllo del mercato che un permanente monitoraggio sull’andamento della “Progettazione individuale”.

Trasferire ai destinatari degli strumenti per poter arrivare all’autonomia, determinando la propria integrazione nel tessuto sociale della città. Questo obiettivo si raggiunge costruendo un rapporto con aziende e imprese sul territorio vicino, quanto più è possibile, al concetto di “Responsabilità Sociale d’Impresa”.

Viene sottoposto all’interesse dei responsabili del personale delle aziende un programma d’inserimento lavorativo definito di “stabilizzazione”, dove i due o tre mesi di stage/borsa lavoro, che per l’impresa sono gratuiti, devono servire a valutare la qualità del lavoro espresso dalla persona.

Se la persona risponde in modo positivo agli obiettivi indicati dall’azienda, quest’ultima si impegna ad una qualche forma di stabilizzazione futura, attraverso contratti a progetto, determinanti o indeterminati.

Analisi di scenario sul disagio abitativo

 

Bologna, 2011 - Il tema del disagio abitativo sta tornando dopo oltre un decennio di disattenzioni all’ordine del giorno. La marginalizzazione dell’argomento è riconducibile alla convinzione che lo stesso riguardi segmenti ridotti e particolari del corpo sociale e che la gran parte della popolazione, fra cui i proprietari della propria abitazione, siano al riparo da questa tipologia di disagio. Infatti, accanto al diffuso convincimento che la questione abitativa riguardi zone ristrette ed esclusive del corpo sociale, si sta cominciando recentemente a percepire che il fenomeno coinvolge una parte rilevante della popolazione.

Oggi il problema della carenza abitativa non investe più le fasce di popolazione in condizione di povertà, ma raggiunge, in modo sempre più evidente, un’ampia parte di persone che, per ragioni diverse, può improvvisamente passare da una situazione di stabilità economica ad una condizione di fragilità e vulnerabilità sociale.

Esso riflette le condizioni di disponibilità finanziarie della famiglia, le sue caratteristiche (composizione e relazioni interne) ma anche limitazioni esterne, relative al mercato della casa e degli affitti, al rapporto con il territorio circostante e alla ormai incertezza lavorativa che sta colpendo una fascia sempre più ampia d’individui. Molteplici cause possono, nel corso del tempo, determinare la precarietà o la variazione del reddito, influenzando al contempo i nuovi stili di vita e inserendo sul mercato una “nuova domanda” proveniente da soggetti diversi, quali famiglie, giovani, anziani, single e separati e molti altri ancora sconosciuti al mondo dell’emergenza sociale.

La prospettiva di una soluzione strutturale al disagio abitativo impone l’elaborazione di politiche per la casa in cui il soggetto pubblico assuma un ruolo di regia e di proposizione, promuovendo politiche integrate che realizzino un sistema di partenariato tra pubblico e privato finalizzato a sperimentazioni finora quasi inesplorate.

L’accesso a una casa in affitto è diventato un problema serio non solo per le famiglie a basso reddito e quelle ormai sulla soglia della povertà, ma ora anche per quelle con reddito medio. Un senso di precarietà e insicurezza investe una platea sociale sempre più vasta e assume una portata maggiore se si pone in relazione con la ormai scarsa disponibilità di case di edilizia residenziale pubblica e di edilizia agevolata in affitto.

Un’azione efficace di risposta al disagio ‘definibile’ deve tenere presente prima di pensare a delle soluzioni, sia a trovare un alloggio corrispondente al reddito percepito, sia a contenere i costi di gestione dell’alloggio stesso orientandosi, più in generale, verso una vera qualità dell’abitare. Il nuovo quadro storico abitativo è cambiato, la forte crescita dei prezzi immobiliari, sia per l’acquisto sia per la locazione, ha esteso l’area del rischio abitativo fino a toccare fasce di reddito medio/basso in precedenza non coinvolte in questo problema.

In questi ultimi anni sono inoltre cresciute le forme di esclusione sociale abitativa strutturale, ovvero situazioni in cui all’esclusione abitativa si associa inevitabilmente l’esclusione sociale. Spesso la domanda abitativa si combina con altri tipi di richiesta: inserimento sociale, ricerca di un lavoro, supporto e assistenza socio-sanitaria alle persone.

Per rispondere in modo adeguato a una domanda così diversificata vi è la necessità d’interventi di edilizia sociale che tocchino diverse dimensioni e promuovino una serie di servizi che aiutino a uscire da una situazione spesso solo di temporanea difficoltà.

Analisi di scenario sul disagio alimentare

 

Bologna, 2011 - La crisi economica generata dalle politiche neoliberiste e finanziarie che hanno caratterizzato il capitalismo globale negli ultimi anni ha prodotto un generalizzato aumento delle diseguaglianze anche nel nostro paese, tanto che si sta parlando di un preoccupante impoverimento dei ceti medi, una crescente polarizzazione nella stratificazione sociale, un aumento del numero delle persone interessate dal fenomeno povertà.

In questo scenario complesso s’inserisce la povertà alimentare che ha colpito i tre principali sistemi di produzione e redistribuzione del reddito: il mercato del lavoro, dove negli ultimi anni crescono solo disoccupazione e cassa integrazione, le reti di solidarietà familiare e sociale, che tendono ad erodersi sempre più facendo mancare il supporto indiretto presente nel passato, i sistemi di welfare, con sempre meno risorse generali a disposizione e un impianto complessivo che mostra crepe al suo interno.

Di fronte a questo scenario le famiglie con i livelli di spesa più bassi hanno eliminato più che ridotto tutte le spese legate a voci non strettamente necessarie e hanno cercato strategie di risparmio nel settore alimentare; negli ultimi sei anni la quota di famiglie che acquistano all’hard discount è quasi raddoppiata arrivando al 20 per cento e la stragrande maggioranza circa il 69 per cento ha poi modificato quantità e o qualità dei prodotti acquistati.

L’insostenibilità di questa situazione richiederebbe un maggior impegno a livello europeo, che invece ha proposto per lo più politiche di forti tagli alle risorse, come ad esempio quelle che nel 2012 hanno ridotto di circa l’80% gli aiuti alimentari garantiti dal PAED (Programma Europeo di Aiuto Alimentare) per sostenere persone e famiglie in stato di povertà estrema, mettendo di fatto in crisi profonda la rete della solidarietà attiva sul territorio.

All’interpretazione della povertà alimentare come sintomo, corrisponde una strategia del “buon samaritano” (così come indicata nel testo di legge 155 del 16/07/2003), che mira a ridurre il bisogno alimentare approntando interventi pubblici/e o caritativi orientati alla fornitura di beni alimentari alle persone ed alle famiglie che non sono in condizione di potersi approvvigionare sul libero mercato. Questa tipologia d’intervento (sul quale si indirizza questo progetto) propone almeno due punti di forza: 1) il basso costo 2) la capacità di provare a colmare un vuoto del sistema esistente che, nonostante i tentativi operati con la legge 328/2000 ancora non dispone di misure strutturali di contrasto alla povertà alimentare.

La letteratura e i report nazionali e internazionali rimarcano la natura multidimensionale e complessa del significato e dell’estensione del concetto di povertà. Soltanto di rado, tuttavia, la povertà multidimensionale trova una compiuta formulazione tanto è che nella maggior parte dei casi reddito e consumo restano gli indicatori principali di povertà a cui si affiancano al più alcuni indicatori relativi ad esempio: le condizioni di salute o d’istruzione. A Bologna esiste una forte e complessa rete di servizi pubblici e privati rivolti alle persone con problemi gravi di marginalità, povertà e disagio sociale.

La complessità di questa rete riflette il fatto che il mondo del disagio sociale, della marginalità e della povertà si va sempre più complicando. I dati che ne emergono sono: una maggiore affluenza femminile ai luoghi dedicati a fornire servizi, i “ritorni” di persone o famiglie che fuoriuscite dall’assistenza sono tornate a rivolgersi ai servizi sociali, nuclei familiari che richiedono aiuti a carattere temporaneo evidenziando una vulnerabilità sociale multidimensionale, over 50 che mostrano una difficoltà maggiore rispetto al passato al nuovo inserimento lavorativo a seguito di licenziamenti o di fallimenti di attività autonome, un’alta dispersione scolastica che arriva a toccare il 12% nella fascia di anni tra i 15 e i 17 ed infine l’aumento dei working poor (lavoratori che percepiscono stipendi bassi non più sufficienti a vivere).

L’aggravarsi della complessità del fenomeno è dovuta da una parte a ragioni oggettive, cioè a nuovi processi di esclusione e di auto-esclusione: l’aumento della disoccupazione, la non volontà e la vergogna degli utenti a presentarsi ai servizi sociali, la convinzione che si possa uscire dall’esclusione sociale con le proprie forze, la mancanza di conoscenze culturali che permettono l’inizio di un percorso di fuoriuscita, la depressione, il quietismo, la rassegnazione.

Dall’altra sicuramente la scarsità di studi e di ricerche non aiuta a tracciare un quadro realistico complessivo della situazione attuale ma ad ogni modo appare evidente che, se si vogliono affrontare problemi legati alla marginalità sociale e al recupero della cittadinanza attiva della persona, sia necessario rendersi conto che ormai alle “vecchie povertà” si vanno affiancando le cosiddette “nuove povertà”, dove la povertà economica è in stretta relazione con la vulnerabilità sociale e la solitudine relazionale.

La diversa percezione che gli individui hanno del loro stato in relazione ad aspetti emozionali, psicologici e sociali, le discrepanze fra situazione vissuta e aspirazioni personali sono alcuni dei problemi che emergono in maniera evidente quando si parla di povertà soggettiva o povertà percepita. Misurare il livello di soddisfazione delle persone equivale a misurare il grado di adattamento alle proprie condizioni di vita. Fattori psicologici, culturali, emozionali, oltre che sociali ed economici possono condizionare in maniera così rilevante i risultati da rendere assai difficile una loro interpretazione e l’impiego ai fini delle scelte di politica pubblica.

A conferma di quanto esposto emerge l’attuale studio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: Quaderni della ricerca sociale 17 - Povertà ed Esclusione Sociale, l’Italia nel Contesto Comunitario Anno 2012, dove al rischio di povertà relativa (indicatore già adottato in materia di lotta alla povertà per il monitoraggio della strategia di Lisbona) vengono affiancati altri due nuovi indicatori: indicatore di grave deprivazione materiale e indicatore di esclusione dal mercato del lavoro.

Lo studio ha inteso così cogliere anche quella parte di popolazione che, pur in assenza di rischio di povertà relativa dal punto di vista reddituale, si trova in una condizione di deprivazione diretta e immediata ovvero è in una condizione di esclusione sociale, soprattutto in chiave prospettica, con riferimento alla partecipazione al mercato del lavoro.

Di seguito descriviamo i tre indicatori:

 Rischio di Povertà Relativa: sono a rischio di povertà le persone che vivono in famiglie in cui il reddito equivalente netto è inferiore al 60% di quello mediano nazionale.

 Grave Deprivazione Materiale: è in questa condizione chi vive in una famiglia che presenta almeno 4 dei seguenti 9 sintomi di deprivazione: mancanza di telefono, tv a colori, lavatrice, automobile, impedimenti nel mangiare un pasto a base di carne o pesce ogni due giorni, svolgere una vacanza di almeno una settimana fuori casa nell’anno di riferimento, pagare regolarmente rate di mutui o affitto, mantenere l’appartamento riscaldato, fronteggiare spese inaspettate.

 Bassa Intensità di Lavoro: l’intensità è calcolata considerando in ogni famiglia gli individui in età da lavoro e computando il numero di mesi (nell’anno precedente a quello della rilevazione) in cui hanno lavorato sul totale dei mesi dell’anno; l’intensità si considera molto bassa quando è inferiore al 20%.

I Quaderni della ricerca sociale inoltre rilevano che la grave deprivazione materiale gioca un ruolo fondamentale nel definire la popolazione socialmente esclusa indicando che uno stato di deprivazione materiale può essere già osservato in una famiglia che presenta almeno 3 dei 9 sintomi e che tale situazione è particolarmente accentuata nel nostro paese.

L’indicatore mette dunque in luce aree di disagio, anche molto vaste, che non vengono adeguatamente rappresentate attraverso la sola incidenza del rischio di povertà relativa. Nella prospettiva della vulnerabilità, la povertà è sì un esito, ma rappresenta soprattutto un rischio.

Da una parte, infatti, bisogna tener conto che alcune situazioni vulnerabili degenerano effettivamente in povertà; dall’altra, tale esito costituisce un rischio che deprime l’autonomia e la capacità di autodeterminazione degli individui, ne indebolisce le capacità progettuali, rende difficile effettuare le scelte che i soggetti devono via, via, affrontare nel corso della loro vita.

Bologna, la vita in attesa dei ragazzi dell’ “Emergenza Nord Africa”

 

11 Dicembre 2012 - 5 minuti di lettura stimati 

BOLOGNA  – Traore ha un viso sorridente e un’espressione attenta, eppure le cose che ha da dire sono piene di preoccupazione. La sua vita in questo momento potrebbe riannodarsi ancora una volta, come quella di un migliaio di altri cittadini provenienti dall’Africa del nord e da quella sub-sahariana.

 

Continua...